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La nostra storia

Conoscere la nostra storia per capire i nostri valori

Il quartiere

Falsomiele è un rione di Palermo Est, nato sulla sponda meridionale dell’Oreto. È lontano dagli itinerari dei turisti e gli stessi concittadini della “Palermo bene” dif icilmente vi mettono piede. Un reticolo di caseggiati di edilizia economica, anni ‘50-‘60, densamente abitato. Strutture sociali minimali: una ASL, una banca, un uf icio postale, il Consultorio Familiare, due centri sportivi, un cinema e quattro scuole (dall’infanzia alla secondaria di primo grado). I presìdi delle forze dell’ordine, semplicemente, non esistono. Disoccupazione e scarsa assistenza rimpinzano il grasso ventre della malavita.

Edificazione

Tuttavia, chi scegliesse di avventurarvisi con
pasoliniana benevolenza, troverebbe che una luce
splende nelle tenebre: la chiesa di San Giovanni
Battista Maria Vianney, la principale del quartiere. Il
territorio della parrocchia comprende più di 10.000
persone, stando ai dati della Curia. È retta da don
Sergio Mattaliano, un sacerdote animato dallo stesso
spirito evangelico che, nei primi anni ’60, spinse il
Cardinale Ruf ini a pretendere ed ottenere
l’edi icazione della stessa chiesa, nel quartiere allora
nascente.

La ricerca della praticità e della bellezza

La carità del parroco ha suscitato nella gente una
risposta di grande fervore e devozione. Così, se il
prete edifica le anime, i fedeli con il prete
edificano la chiesa. Non solo in senso spirituale: la
chiesa del Santo Curato d’Ars è un cantiere brulicante
da vent’anni, a cui tutta la comunità contribuisce con
grande dedizione.

Il cantiere

Era il lontano 1 marzo 2001, quando il giovane don Sergio convocò una coppia di architetti, esperti di arte e artigianato sacro, per ristrutturare il presbiterio: Ciro Lomonte e Guido Santoro. Ma, arrivati sul posto, i due architetti si erano trovati dinnanzi a ben altro problema. Acqua. Risaliva dal terreno, su cui poggiavano direttamente le fondamenta, danneggiando i pavimenti; s’iniltrava dal tetto; corrodeva le coppie di pilastri, celanti caditoie di creta. Bisognava intervenire su tutta lamstruttura, e in fretta. Inine, gli ambienti destinati alla vita del parroco e alle attività pastorali erano da risanare, se non da costruire ex novo. Soltanto dopo questi massivi interventi strutturali, ridisegnare lo spazio liturgico sarebbe diventata un’opzione praticabile. Un progetto ambizioso, per la copiosità e complessità dei problemi, non meno che per i costi.

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